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S. Mauro Forte - I Campanacci

Anche quest’anno, il 16 gennaio, si festeggia il carnevale con una sfilata spontanea di suonatori di campanacci. Diverse squadre di portatori di campanacci percorrono le vie del paese al suono rumoroso dei campanacci. Quelli più lunghi sono detti di sesso maschile, mentre quelli più larghi di sesso femminile. La festa di antiche origini, legata al culto di Sant’Antonio Abate ha significato apotropaico e propiziatorio di sollievo dai malanni e di abbondanza dei raccolti. La chiusura del carnevale si celebra con il funerale e il lamento funebre del fantoccio bruciato in piazza. >> Guarda il video
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San Mauro Forte
Il paese sorge in posizione panoramica tra alberi di ulivo, vigneti e rigogliose colture, circondato da una serie di colline che si dispongono ad anfiteatro lungo il corso del fiume Salandrella, sede di stanziamenti Enotri. L’origine dell’abitato è legato all’opera di colonizzazione dei cavalieri normanni. Roberto, conte normanno di Montescaglioso, nipote di Roberto il Guiscardo, nell’anno 1060 dona i possedimenti di San Mauro all’arcivescovo di Tricarico. L’aggettivo forte fu aggiunto nel 1861 quando gli abitanti riuscirono a respingere gli assalti dei briganti guidati dallo spagnolo Borjes.
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Del castello normanno ci rimane la torre cilindrica che si sviluppa su tre piani, con base circondata da un bastione poligonale di età aragonese. I resti del castello sono visibili negli ambienti ipogei della Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di Episcopia in cui si conserva l’affresco del monaco benedettino San Mauro. La chiesa custodisce il busto d’argento del santo abate, tre madonne lignee tra cui una attribuibile a Giovanni da Nola e alla sua bottega, scultore napoletano che operò nel secolo XVI. Nella prima cappella a sinistra è alloggiato un fonte battesimale in pietra datato 1583.
L’opera di maggior rilievo artistico è il Cristo alla Colonna, una tempera su tavola di Angelo Bizamano, nativo di Creta, fra le poche opere firmate dall’artista, l’unica in Italia. Da poco restaurata, testimonia il persistere dei temi bizantineggianti nella Basilicata del Cinquecento.
A partire dal Settecento, mentre una parte dei cittadini dovette trovarsi in una situazione di estrema povertà, alcune famiglie riuscirono a portarsi nel ceto borghese costruendo imponenti palazzi come ad esempio il palazzo Scalese, con portale del XVIII secolo e stemma nobiliare, il palazzo Lauria con portale del 1770 sormontato da un stemma tra due putti, il palazzo Acquaviva, attuale sede del Municipio, con portale del XVIII secolo e il palazzo Arcieri con balconi in ferro battuto.
Alla periferia del centro abitato si erge il convento francescano con chiesa intitolata alla SS. Annunziata, oggi in restauro. L’edificio conventuale composto da un imponente corpo di fabbrica doveva essere per le intenzioni dei frati francescani il più imponente dell’intera provincia monastica. Infatti, si erge per quattro piani con un chiostro superiore caratterizzato da arcate a tutto sesto. La chiesa è a tre navate. Quella di sinistra coperta con volta a botte, quella centrale con volta a crociera. Nell’abside centrale di forma rettangolare si conserva un coro ligneo settecentesco di pregevole fattura. Il santo patrono San Mauro Abate si festeggia il 15 gennaio con la tradizionale uccisione del porco.
San Mauro forte mascherone
San Mauro Forte veduta
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