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La costa jonica è la parte della Basilicata, in provincia di Matera, che si affaccia sul Mar Jonio, si estende da Metaponto, al confine con la Puglia, fino a Nova Siri, a ridosso della Calabria. Comprende i comuni di Bernalda, Scanzano Jonico, Policoro, Rotondella e Nova Siri e le località di Metaponto e Marina di Pisticci. L’entroterra della pianura metapontina è una delle zone più produttive della regione, intensamente coltivata a vigneti, agrumeti e frutteti. Le numerose aziende agricole, presenti in loco, producono prodotti di ottima qualità esportati oggi in tutta Europa.

La fascia costiera è un luogo ideale per la villeggiatura con le spiagge di sabbia finissima dall’aspetto selvaggio, per la presenza diffusa del giglio marino dai fiori bianchi e profumati che cresce spontaneamente e dell’eringio spinoso che opera un’azione di consolidamento delle dune. Le numerose stazioni balneari offrono un turismo di alta qualità al servizio dei bagnanti e degli amanti della vela e della pesca sportiva.
In antichità le coste del Mar Jonio furono approdi privilegiati dei coloni provenienti dall’Acaia, una regione del Peloponneso nord-occidentale, che nel’VII secolo a.C. fondarono la città di Metaponto. Qui secondo la tradizione morì Pitagora, il filosofo e matematico greco. Queste terre erano costellate da numerosi villaggi abitate da una popolazione indigena italica, nota ai greci con il nome di Enotri. L’insediamento principale dell’area metapontina era quello dell’Incoronata, situata sulla riva destra del fiume Basento, circa 5 km ad ovest della futura Metaponto. Verso la metà dell’VIII secolo a.C. si ebbe una riduzione dell’estensione dell’abitato mentre nel primo decennio del VII a.C. una ripopolazione grazie ad una immigrazione nel sito di esuli greci. Il villaggio venne improvvisamente abbandonato in concomitanza della fondazione di Metaponto.
Intorno al 650 a.C. i Colofoni, un gruppo di esuli greci di stirpe ionica, fondò l’antica città di Siris, nei pressi del castello dell’odierna Policoro, che in poco tempo divenne un centro strategico per gli scambi commerciali con le popolazioni dell’entroterra suscitando le gelosie della vicina Metaponto, che nell’anno 530 a.C. la distrusse allendosi con Sibari e Crotone.
Al seguito dei colonizzatori arrivarono anche fabbri, muratori, scalpellini, vasai, orafi, scultori, pittori e urbanisti che, unendo le loro conoscenze a quelle delle popolazioni indigene, caratterizzarono con le loro opere tutta la Magna Grecia.
La decadenza di Metaponto cominciò nel 433 a.C. quando i Turioti e i Tarantini fondarono, sulle rovire di Siris, la città di Heraclea che divenne capitale della Lega Italiota contro le espansioni del Lucani. In questo territorio nel 280 a.C. Pirro, re dell’Epiro, con i suoi elefanti sconfisse i Romani nella famosa battaglia di Heraclea. La città ne rimase devastata, tanto che il suo territorio venne ben presto abbandonato. Al periodo immediatamente successivo sono databili le Tavole bronzee di Heraclea, rinvenute nel 1732 alla foce del fiume Cavone, nel territorio di Montalbano Jonico. Le leggi, scritte in lingua dorica la lingua della madre patria Taranto, impartiscono istruzioni molto precise in merito alla suddivisione dei terreni, mediante strade, in lotti regolari segnati da indicatori litici di confine, detti “horoi”. Conservate nel Museo Archeologico di Napoli, le Tavole sono oggi considerate come le prime leggi scritte per il controllo e la gestione del territorio circostante, oltre che un documento di eccezionale importanza per la storia linguistica, costituzionale e sociale non soltanto della città greca ma di tutta la Magna Grecia.
La conquista romana avvenuta nel III a.C. generò una crisi progressiva della città di Metaponto con una contrazione dell’abitato e una consistente perdita di produttività del territorio. La mancanza di opere di bonifica idraulica e la perdita di funzionalità dei numerosi canali di drenaggio provocarono un aumento delle paludi con il progressivo abbandono delle campagne e delle pianure costiere a causa dell’avanzare della malaria e la nascita dei centri altomedievali di Policoro e Torre di Mare.
Le antiche vestigia della Magna Grecia rivivono nelle aree archeologiche di Metaponto e Policoro, nel tempio extraurbano di Hera del tardo VI secolo a.C., meglio conosciuto col nome di Tavole Palatine, nel Museo Nazionale del Metapontino e in quello della Siritide di Policoro.
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In tutta la chora, cioè il territorio agricolo, della colonia greca di Metaponto sicuramente occupata e produttiva già nella seconda metà del VII secolo a.C. non è raro trovare i resti di fornaci nei pressi delle abitazioni rurali, sempre alloggiate in prossimità di sorgenti e cave di buona argilla. Numerosi sono anche i santuari rurali posti in prossimità di sorgenti perenni o di fonti costanti di acqua, dove si veneravano divinità femminili della fertilità. Dallo studio sul campo si è constatato che le fasi di vita più antiche della maggior parte dei santuari rurali risalgono alla metà del VI secolo a.C., anteriore alle prime tracce di insediamento massiccio nella chora, ma allo stesso tempo ben oltre l’inizio della vita civica nel centro urbano. I santuari della campagna sorgono ad intervalli abbastanza regolari lungo le tre maggiori valli fluviali che fiancheggiano la chora. Questo suggerirebbe che i luoghi sacri possano aver segnato divisioni o sfere di influenza nella chora, nella fase iniziale della colonia, tra le varie famiglie aristocratiche.
Al tempo dei Greci la costa jonica lucana era una grande foresta di pianura, che il lento processo di antropizzazione ha trasformato in una zona agricola. L’ultimo lembo di questa eccezionale foresta si conserva nel Bosco Pantano di Policoro, che si estende su una superficie di circa 450 ettari e dominato da esemplari di frassino, ontano, pioppio, salice e olmo. Sono il regno di una fauna ricca e varia con ghiri, tassi, volpi, lepri ed esemplari di testuggine di Hermann. Anche i rapaci sono diversi dal gheppio alla poiana, dal lanario al falco di palude.
La Costa Jonica della Basilicata si estende per circa 35 Km da Metaponto a Nova Siri.
E’ una fascia pianeggiante ricca di risorse storiche e naturali racchiusa dal Mar Jonio e alle spalle dal declinare della collina materana dove sfociano 5 dei principali fiumi lucani: il Bradano, il Basento, il Cavone, l’Agri e il Sinni.

L’intera area è uno dei più importanti siti della Magna Grecia dove a partire dal VIII secolo a.C. nacquero le città di Metaponto, Heraclea (nome originario di Policoro), Siris e Pandosia.
Questi luoghi ospitarono Pitagora che fondò una propria scuola, e furono teatro di scontri e accadimenti storici come la guerra dei Romani contro Pirro nella Battaglia di Heraclea.
La Costa Jonica della Basilicata conserva importanti testimonianze storiche come le Tavole Palatine, il Museo Archeologico Nazionale di Metaponto, il Museo Archeologico Nazionale della Sirtide.
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Oggi questo territorio comprende le località di Metaponto, Marina di Pisticci, e i comuni di Scanzano Jonico, Montalbano Jonico, Policoro e Nova Siri.
E’ un luogo di villeggiatura per eccellenza dove agli ampi arenili e spiagge dalla sabbia finissima sono riparate da grandi distese alberate prevalentemente formate da pini ed eucalipti. Sulle spiagge si trovano ancora le essenze tipiche della zona tra le quali il raro giglio di mare (Pancratium maritimum).
Vi sono zone di particolare importanza naturalistica in corrispondenza della foce dei fiumi, tra queste spicca il Bosco Pantano di Policoro, uno dei pochi boschi planiziali relitti presenti in Italia.
A ridosso della fascia costiera vi sono i territori coltivati della pianura metapontina le cui produzioni di frutta e ortaggi vengono esportate in tutta Europa. Arance, mandarini, susine, pesche, percochi, albicocche, fragole, uva, e una grande varietà di ortaggi rappresentano un un vero e proprio tesoro dell’agricoltura regionale.
Coltivazioni della pianura metapontina
Metaponto
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Il lido di Metaponto la località turistica >> Visita Metaponto
Il giglio di mare
I gigli di mare
(Pancratium maritimum)
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