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Cento anni di avanguardia: Marinetti e il Futurismo

  20/02/2009 | Fino al: 20/05/2009
Con una mostra didattica e un pubblico incontro sul Futurismo il MUSMA ricorda i cento anni della nascita del primo movimento artistico d’avanguardia organizzato.
Cento anni di avanguardia: Marinetti e il Futurismo - L’apporto del Mezzogiorno al movimento
 
Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente”. Era il 20 febbraio 1909 quando, sulla prima pagina del quotidiano “Le Figaro” di Parigi, veniva pubblicato il “Manifesto del Futurismo” di Tommaso Marinetti, racchiudente questi principi rivoluzionari.

Per ricordare questi “Cento anni d’avanguardia” venerdì 20 febbraio 2009 alle ore 18, nella Biblioteca Scheiwiller, sarà inaugurata la mostra didattica. Seguirà, nel salone di rappresentanza del museo, la celebrazione dell’evento con gli interventi del dott. Luigi Sansone (storico dell’arte) che parlerà di Marinetti e il Futurismo e del dott. Francesco Bolzoni (storico del cinema) che illustrerà il contributo dei pugliesi Ricciotto Canudo e Sebastiano Arturo Luciani nella elaborazione del movimento.
Modererà l’incontro il prof. Giuseppe Appella, curatore del MUSMA, il quale affronterà anche il tema del Futurismo nel Mezzogiorno d’Italia, con particolare riferimento ai territori pugliesi.
 
Cento anni di avanguardia: Marinetti e il Futurismo
Il 20 febbraio 1909 segna ufficialmente la nascita del primo movimento artistico d’avanguardia organizzato. Sorto come scuola letteraria, il futurismo investe per gradi tutti i campi dell’arte, pittura, scultura, musica, architettura, teatro, cinema, fotografia, danza, grafica, sfociando nella politica, nel costume e nella morale.

Sono trascorsi cento anni dalla sua fondazione, eppure questo movimento, che in passato ha fatto discutere tanto da suscitare, in più momenti, un sorta di rimozione, alla lunga distanza mostra di avere meriti indiscutibili nella formazione e nella manifestazione dell’uomo contemporaneo. Non solo ha riportato sulla scena internazionale l’arte italiana dopo un lungo oblio iniziato con il declino del Barocco, ma ha preparato il terreno alle correnti d’avanguardia del secolo appena trascorso.

Soprattutto, ha avuto consapevolezza della necessità di inventare nuovi linguaggi estetici, in sintonia con i profondi mutamenti prodotti dalla modernizzazione, e non ha esitato a contaminarsi con l’esistenza quotidiana, attraverso uno stretto legame tra arte e vita.

I caratteri di questa rivoluzione permanente prendono corpo nel corso del tempo, ma l’aspirazione alla globalità è insita già nel primo manifesto, che fonda un nuovo credo, la religione della velocità, legata al mito della macchina e all’avvento dell’uomo nuovo, cui si collega un’epica d’impianto cosmologico, fortemente attualizzata. Il programma viene annunciato con una violenza verbale insolita nel mondo della letteratura:
«Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo [...]. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. [...] Noi vogliamo esaltare [...] il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. [...] Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa [...] è più bella della Vittoria di Samotracia. [...] Bisogna che il poeta si prodighi [...] per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali. [...] Il Tempo e lo Spazio morirono ieri [...]. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna. [...] Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie [...]. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa; canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne».

Marinetti elabora una sua filosofia eraclitea del divenire, avendo per numi tutelari Arthur Schopenhauer, Friedrich Nietzsche, Henri Bergson, Georges Sorel, e in linea con quanto la ricerca scientifica dell’epoca sta elaborando, inclusa la teoria della relatività di Albert Einstein, cui il manifesto pare far riferimento nell’accenno sulla fine del tempo e dello spazio tradizionali. Ai valori della vecchia cultura, dominata dal primato della ragione, il futurismo contrappone l’intuizione, lo slancio vitale e creatore, l’energia primordiale.

Per quanto riguarda invece le posizioni politiche, coniuga in modo spregiudicato elementi opposti come bellicismo e rivoluzione, anarchia e patriottismo.
Il futurismo si basa sulla constatazione che le scoperte scientifiche hanno trasformato la sensibilità umana. A tale proposito, Marinetti osserva che le diverse forme di comunicazione, trasporto e informazione, nate dal progresso tecnologico, quali il telegrafo, il telefono, il grammofono, il treno, la bicicletta, la motocicletta, l’automobile, il transatlantico, il dirigibile, l’aeroplano, il cinematografo e il grande quotidiano, hanno prodotto un nuovo senso del mondo: la terra è «rimpicciolita dalla velocità»

Un’intuizione davvero profetica, che precorre il «villaggio globale» di Marshall McLuhan.
 
Informazioni
Cento anni di avanguardia: Marinetti e il Futurismo - L’apporto del Mezzogiorno al movimento

Inaugurazione
sabato 28 febbraio 2009, ore 18.00

MUSMA
Museo della Scultura Contemporanea Matera
Palazzo Pomarici
Via S. Giacomo (Sasso Caveoso)
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