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Aspetti generali della ricerca sulla biodiversità

  09/07/2008
A cura della Facoltà di Agraria Università della Basilicata

Matrice essenziale della cultura “in loco” delle comunità rurali è la gestione delle risorse naturali per la loro riproduzione materiale ed identitaria. In particolare la coltivazione e l’allevamento di razze di piante ed animali locali rappresentano un importante nesso tra diversità biologica e diversità culturale dei territori rurali.
 
Questo nesso si esprime attraverso la specificità delle tecniche e degli usi (alimentari e non) che ciascuna comunità ha elaborato nel tempo, contribuendo alla costruzione del paesaggio agrario anche nelle sue componenti "artificiali" (edifici rurali, iazzi, tratturi).

Nei nostri ambienti la perdita di risorse genetiche “domesticate” si è già consistentemente prodotta con la crisi della civiltà contadina della seconda metà del secolo scorso, sotto la doppia pressione dell’abbandono e della modernizzazione dell’agricoltura. Tuttavia, nelle aree più interne, sono sopravvissuti giacimenti di biodiversità vegetale e animale conservati sia all’interno delle aziende agricole più marginali, sia negli orti destinati alla produzione per autoconsumo delle famiglie rurali e non più agricole. Oggi questo patrimonio è esposto a nuove opportunità e minacce.

Le opportunità, quasi esclusivamente riservate alle aziende agricole più professionali, derivano dalla domanda di beni alimentari non standardizzati e dal riconoscimento del ruolo della conservazione della biodiversità nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale.
Le minacce, maggiormente a carico della risorse genetiche destinate all’autoconsumo o ai mercati locali, derivano dalla omologazione culturale e dalla ripresa dei fenomeni di esodo che rischiano di spezzare l’esile filo della conservazione.
 
La rilevazione, caratterizzazione e monitoraggio delle risorse genetiche domesticate presenti nel territorio regionale costituisce una consolidata attività di ricerca della Facoltà di Agraria dell’Università della Basilicata da cui si è generato uno spin off accademico (ABD Monitoring s.r.l.) che oggi collabora, insieme ad un gruppo multidisciplinare di ricercatori universitari e ai giovani corsisti di Metacultura al project work dedicato al censimento della biodiversità nella alta Valle della Salandrella, all’interno del territorio del PIT Montagna Materana. I risultati della ricerca saranno presentati nel corso della giornata conclusiva di Metacultura dedicata agli aspetti scientifici del progetto.
 
L’alta Valle della Salandrella costituisce un’area ideale per l’indagine sulla biodiversità domesticata, in quanto rappresenta un profilo rappresentativo della transizione tra i due principali quadri territoriali della Basilicata - la media Montagna appenninica e la Marina- all’interno del quale è possibile osservare le diverse forme sociali di rapporto tra le comunità rurali e le loro risorse. All’interno dei siti di indagine il gruppo di ricerca esegue le rilevazioni attraverso interviste ai proprietari di orti e di aziende agricole ricadenti nei comuni di Accettura, Oliveto Lucano, Garaguso e San Mauro Forte.
 
La ricerca cerca di avanzare delle risposte ad alcune domande centrali:
- quali e quante risorse genetiche locali (animali e vegetali) vengono conservate, al fine di pervenire ad una misurazione della ricchezza biologica dei siti rilevati;
come vengono conservate le risorse, e quindi la varietà delle tecniche adottate,
- chi conserva e, quindi, il profilo sociale delle famiglie custodi, caratterizzate sia dal punto di vista del ciclo di vita, sia sotto il profilo della centralità dell’attività agricola nella loro riproduzione;
il mutamento, inteso sia come il recupero della memoria di piante e animali che sono ormai estinti o che sono a rischio di estinzione e le condizioni che possono consentire in futuro la conservazione dell’esistente.
 
Tuttavia, la finalità dell’indagine non si esaurisce nell’asettico censimento della diversità biologica e culturale del territorio. Obiettivo primario è il tentativo di disseminare, attraverso il dialogo con gli interlocutori locali, l’importanza dei genotipi locali e della loro conservazione, non necessariamente come "automatica ed immediata" fonte di reddito (valore di uso) ma come risorsa identitaria di sopravvivenza per le generazioni future e, quindi, di trasferirne il valore di esistenza.

A tal fine, il coinvolgimento dei corsisti nel project work non è puramente strumentale; al contrario esso costituisce una esperienza coerente con il percorso formativo che la Facoltà di Agraria ha svolto nei mesi precedenti e coerente con l’ipotesi di impresa che i corsisti hanno elaborato. In tal senso, per quanto l’attività di ricerca abbia le limitate dimensioni di un progetto pilota, esso ha tutte le ambizioni di poter consegnare al territorio un prodotto permanente.
 
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