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Le attività di ricerca nel sito archeologico di Croccia Cognato

  09/07/2008
Il lavoro di rilievo con laser scanner effettuato nell’insediamento fortificato indigeno sul Monte Croccia nel Parco di Gallipoli-Cognato, rientra nella fase operativa del progetto Matacultura. L’intervento, coordinato dalla Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università della Basilicata, è stato eseguito dalla Faber srl, società lucana nata come spin-off accademico legato all’Università di Basilicata per l’implementazione e lo sviluppo delle nuove tecnologie nell’ambito dei Beni Culturali.
Il recente dibattito accesosi intorno alla necessità di modernizzare le consuete metodologie di rilievo, stà trovando risposte nella crescita qualitativamente progressiva della ricerca tecnologica e nelle sue applicazioni anche in un settore tradizionalmente poco aperto a questo tipo di sperimentazioni.
 
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In Basilicata, regione particolarmente sensibile a questo tipo di sollecitazioni tecnologiche e culturali, il lavoro di rilievo effettuato sul sito di Croccia Cognato ha visto il coinvolgimento operativo dei ragazzi partecipanti al corso che, dopo una prima lezione introduttiva in aula necessaria alla presentazione di questa nuova metodologia a livello teorico, sono stati chiamati non soltanto a seguire le operazioni di rilievo sul campo, ma anche ad essere i soggetti “fisicamente” protagonisti del lavoro svolto. Nell’arco di una settimana gli archeologi della Faber srl hanno coinvolto i partecipanti al corso sia nelle decisioni programmatiche relative all’impostazione del rilievo, che nelle operazioni pratiche in un dialogo costante proficuo ed intenso.
 
Introduzione storico archeologica e finalità del lavoro
In accordo dunque con le finalità programmatiche del progetto indirizzate verso una visione più moderna e approfondita della gestione del rilevante patrimonio storico, archeologico e ambientale del territorio, il lavoro di rilievo con laser scanner si è rivelato particolarmente adatto ad un sito complesso come quello individuato sul Monte Croccia in cui le potenzialità di questa nuova tecnologia si sono espresse al meglio sia in termini di velocità di esecuzione, sia di risultati ottenuti; tra questi è importante sottolineare la creazione di un archivio informatico sempre consultabile da cui ricavare ogni tipo di informazione planimetrica fondamentale per future strategie di carattere scientifico; la creazione di un modello tridimensionale georeferenziato grazie alla collaborazione con l’ASI permette il monitoraggio costante della struttura utile ai fini di eventuali operazioni di restauro; ed inoltre la possibilità di pubblicare in rete il rilievo ottenuto tramite laser scanner può diventare uno strumento fondamentale per incrementare la conoscenza del territorio e la sua fruizione da parte di un più vasto pubblico di visitatori.
 
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L’inquadramento storico archeologico evidenzia la natura di questa particolare tipologia di insediamento, situato in posizione dominante a controllo di un territorio cruciale rappresentato dalla valle del Basento e dell’alto corso del Cavone.

Qui tracce di presenza umana risalgono al neolitico e forse all’età del bronzo; ma è tra il VI e il IV a. C. che si hanno le prime concrete attestazioni di insediamenti ad opera di genti osco-sannite che diedero origine al nucleo abitativo di Croccia Cognato. Le indagini archeologiche succedutesi sporadicamente dalla fine dell’800 fino a tempi recenti (risale infatti al 1998 l’ultima esplorazione della Soprintendenza archeologica ) hanno permesso di mettere in luce una duplice cinta muraria e diverse strutture collocate sull’acropoli di cui ora, tuttavia, non è possibile vedere traccia, la cui tecnica rimanda alla maniera greca.. La fortificazione esterna, probabilmente databile tra fine VIII e fine VI secolo a. C., è realizzata con blocchi in parte in opera quadrata e in parte in opera poligonale che si alternano alle rocce che affiorano naturalmente dal terreno.

A circoscrivere l’acropoli è un seconda cinta, di forma quadrangolare, realizzata in opera quadrata con emplecton databile poco prima della seconda metà del IV secolo a. C. Il materiale rinvenuto durante le campagne di scavo ha fatto presupporre la presenza di due fasi per l’abitato, una arcaica, l’altra relativa alla seconda fortificazione, quando, intorno al IV secolo a.C. l’abitato sembra concentrarsi sulle pendici dell’altura. Dai dati emersi sembra che il sito non ebbe continuità di vita oltre l’inizio del III secolo a. C., momento in cui a causa della pressione romana vennero abbandonati un po’ tutti questi piccoli centri fortificati e destinati tutti al pascolo estivo delle mandrie delle fattorie romane. Lungo i versanti meridionale,orientale e settentrionale, della cinta interna, sono state individuate cinque postierle, in posizione opposta all’ingresso principale; quest’ultimo ancora ben conservato è formato da due porte che localizzano un piccolo cortile carrabile dal quale sembra possibile ipotizzare avesse origine la via principale d’accesso comune ad ambedue gli anelli di difesa.
 
La metodologia
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La metodologia Le fasi operative che compongo l’organizzazione del rilievo eseguito con laser scanner sono riassumibili essenzialmente in tre momenti:
1. l’acquisizione dei dati
2. l’elaborazione dei dati grezzi
3. la produzione dei prodotti finali

Nel caso dell’insediamento di Croccia Cognato l’acquisizione dei dati ha potuto riguardare soltanto le strutture attualmente visibili e cioè la cortina esterna della seconda cinta muraria in opera quadrata. Le operazioni sono state effettuate con uno scanner laser Leica HDS Scanstation attraverso una serie di posizionamenti dello strumento in punti predefiniti dell’area di indagine per un totale di 16 stazioni.

Il numero delle stazioni è dipeso da una serie di fattori dettati sia dalla natura del oggetto da rilevare, sia dal metodo stesso di rilevamento che è limitato al campo visivo dello strumento. Nel nostro caso è stato necessario tenere conto dell’orografia e dei notevoli dislivelli della struttura antica progettata per sfruttare il naturale piano altimetrico.
 
imageIl rilievo è stato concepito ad un unico livello di dettaglio, abbastanza elevato, perché una delle finalità prioritarie del lavoro sul sito di Croccia Cognato è stata la creazione di un rilievo tridimensionale che evidenziasse quanto più possibile dei resti murari attualmente visibili nella loro massima estensione topografica e che servisse per il riposizionamento degli stessi in un contesto cartografico territoriale.

Nella successiva fase di elaborazione ogni singola scansione è stata controllata ed ottimalizzata prima di effettuare la registrazione dell’intero lavoro. La registrazione prevede infatti la combinazione di tutte le scansioni usando target di riferimento comuni ad ogni singola scansione . Il risultato della registrazione è un modello a nuvola di punti che presenta un margine di errore millimetrico. Alla registrazione è seguita l’ultima fase di elaborazione dei dati che ha portato alla creazione di un modello geometrico, denominato mesh. Si tratta di un modello in cui le nuvole di punti sono trasformate in superfici per rendere il modello stesso più intuitivamente comprensibile; e inoltre, poiché la mesh ha una quantità inferiore di dati rispetto alla nuvola di punti, essa risulta più gestibile da un software di modellazione 3D.

Il prodotto della scansione tridimensionale è esportabile e gestibile in ambiente CAD, ma già nel software Cyclon è possibile ricavare i dati utili a qualsiasi tipo di analisi (geometriche, planimetriche, ecc.).
 
La "pietra della Mola"
Breve discorso a parte merita il lavoro eseguito in un’area a ridosso della probabile cortina esterna delle mura antiche. Situata ad una quota più bassa rispetto la cd. “acropoli”, è caratterizzata da una serie di imponenti affioramenti rocciosi affacciati direttamente verso sud ovest a strapiombo sulla valle sottostante e denominati “pietra della Mola”; qui brevi scavi eseguiti in passato hanno attestato la presenza di sepolture probabilmente contemporanee all’impianto di fortificazione dell’acropoli ma con preesistenze, da verificare, che dall’VIII sec. a.C. sembrano condurre fino ad epoca proto villanoviana.

L’analisi delle rocce affioranti consente di identificare i segni antropici di lavorazione che su di esse sono state eseguiti in antico: tagli regolari, creazione di strettissimi passaggi, strutture murarie in appoggio alle rocce stesse hanno modificato il luogo “naturale” conferendogli un significato “altro” che proprio l’ultima campagna di lavori sta tentando di interpretare.

A questo proposito la posizione del complesso roccioso che marca il piccolo pianoro segnando esattamente il meridione e l’occidente, la posizione non casuale né naturale di alcune pietre, i tagli e i segni di lavorazione rendono estremamente suggestiva l’ipotesi formulata dal prof. Polcaro dell’INAF che possa trattarsi di un osservatorio solare antico legato a cicli produttivi e funzioni rituali. Il rilievo esatto dell’area si rivela dunque di cruciale importanza per lo studio di un complesso che, se l’ipotesi si rivelasse convincente, rappresenterebbe la possibilità di un apertura verso una sfera tanto delicata e così poco conosciuta del mondo antico.

Anche in questo caso diversi fattori tra cui la morfologia stessa delle rocce, rendono la metodologia del rilievo tramite laser scanner il sistema più adatto per arrivare ad un risultato di alto valore scientifico.
 
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