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Matera 2019
 
 
 

Abriola

Adagiato a circa 957 m di altitudine, nel cuore dei monti lucani, Abriola si offre alla vista come un caratteristico paese di montagna incastonato in un paesaggio suggestivo a forte connotazione naturalistica, che spazia dalla cima del Monte Pierfaone ricoperto di faggi e cerri, ai costoni rocciosi e scoscesi delle Dolomiti Lucane, alle propaggini del Massiccio del Volturino offredo a chi passeggia tra le stradine del centro storico ampie vedute sul tipico paesaggio della media ed alta collina appenninica.
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Le origini e la storia di Abriola sono simili a quelle di molti centri abitati della Basilicata interna. Non rimangono tracce attendibili del borgo fino al IX secolo quando i Saraceni fondano qui una roccaforte a presidio della vallata della Fiumara di Anzi. L’antico centro conserva ancora l’aspetto caratteristico dei quartieri arabi, nonostante le trasformazioni e gli ampliamenti effettuati nel periodo svevo ed angioino. Sul versante sud, a valle, si scorgono ancora, incorporati in successive fabbriche, tratti delle mura di cinta medioevali e una porta con torrione quadrangolare.
 
Divenuta feudo a partire dal XII secolo appartenie a molti casati, tra cui quello dei D’Orange, dei Di Sangro, dei Caracciolo ed infine dei Federici. Nei primi anni del XIX secolo Abriola diviene scenario di un efferato episodio di brigantaggio, lo sterminio dell’intera famiglia del barone Federici, per opera di una banda di briganti capitanata da Rocco Buonomo detto Scozzettino. L’orografia dei luoghi e la presenza di folti boschi rendono il territorio intorno ad Abriola, Calvello, Anzi ed in generale della montagna interna lucana ideale per le scorrerie dei briganti.
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In prossimità della piazza principale si erge la Chiesa Madre intitolata Santa Maria Maggiore, con impianto a croce latina, costituita da due sole navate, la centrale e la laterale sinistra, della navata destra resta soltanto la Cappella della Madonna del Rosario. Più volte rimaneggiata, presenta in facciata un interessante portale con fregi in pietra ed una monumentale porta bronzea, dedicata a S. Valentino, realizzata dallo sculture lucano Antonio Masini, composta da venti formelle narranti le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento e leggende su S. Valentino. La chiesa custodisce al suo interno una grande tela del Pietrafesa raffigurante la “Donazione della stola a S. Idelfonso”, una “Madonna del Carmine” di Francesco Mangrini e un’interessante acquasantiera a vaschetta, sorretta da una mano. Nel transetto destro un altare ospita il busto di S. Valentino e l’urna contenente parte delle reliquie del Martire. Ancora in una nicchia sovrastante un altare barocco si conserva la statua della Madonna di Monteforte, opera lignea risalente alla fine del XIII secolo.
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Da visitare anche la piccola chiesa cinquecentesca di S. Gerardo che conserva pregevoli affreschi di Giovanni e Girolamo Todisco raffiguranti una “Madonna con Bambino” l’Eterno” i “Profeti” e “S. Elena”. L’altare centrale accoglie una scultura del Santo. In posizione più isolata è la chiesa della SS. Annunziata che conserva nel piccolo altare una pregevole tarsia lignea risalente al XVIII secolo.
 
Una passeggiata di circa 2 km seguendo un itinerario molto suggestivo permette di raggiungere il Santuario della Madonna di Monteforte meta in estate di numerosi pellegrinaggi. Il santuario rappresenta una località amata e venerata dai cittadini di Abriola, luogo della manifestazione religiosa e popolare che anima e scandisce i ritmi della loro vita, la festa della Madonna di Monteforte. Due volte l’anno si svolge la processione per il trasferimento della statua della Madonna che, custodita durante i mesi invernali nella Chiesa Madre, nella prima domenica di giugno viene portata al Santuario; il 15 di agosto, giorno dell’Assunta, i fedeli salgono al santuario per prendere la statua e riportarla in paese. L’evento è celebrato con festeggiamenti in piazza che si protraggono fino a tarda notte. Ad una altitudine di 1300 m, il santuario assume anche un significativo riferimeno visivo nel contesto paesaggistico, da quell’altezza si ha una visuale che consente di spaziare con lo sguardo dal centro abitato di Abriola al Massiccio del Volturino, dalla Montagna di Viggiano fino alle Dolomiti Lucane.
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Le origini del santuario sono incerte il nucleo originario, risalente al XI secolo, è costituito dalla cappella rettangolare con soffitto a volta a sesto acuto che termina con il piccolo abside affrescato. Tale datazione è confermata dalla presenza di un affresco risalente al XI secolo, raffigurante una Deesis. Il grande fervore religioso e la generosità delle numerose famiglie notabili del luogo permettono nel XVI-XVII secolo l’ampliamento dell’originario luogo di culto con la realizzazione di un ampio vano quadrato e la modifica dell’orientamento della chiesa. L’intervento è databile al 1524 come attesta l’iscrizione presente sulla parete dell’attuale ingresso. Le pareti sono impreziosite da affreschi risalenti al 1592 e al 1612, come riportano le date apposte sui dipinti e realizzati da Giovanni e Girolamo Todisco, pittori murali nativi di Abriola la cui opera domina la scena artistica locale di quegli anni.
 
San Valentino
Il culto di S. Valentino, patrono della città, ad Abriola appartiene ad una radicata tradizione popolare e religiosa. La sua venerazione si fa risalire alla leggenda secondo la quale, il Santo sostando, durante il suo viaggio verso le Puglie, in un periodo di grande carestia per il paese fece arrivare carri pieni di grano impegnando il suo anello, permettendo in questo modo agli abitanti di Abriola di salvarsi. Durante la festa, che ovviamente cade il 14 febbraio, aspetti folcloristici e religiosi si mescolano nel rispetto delle tradizioni. Si inizia la mattina con la celebrazione liturgica e la processione, per le vie del paese, della statua del Santo martire portato a spalla dai fedeli; si prosegue poi la sera con l’allestimento di grandi falò intorno ai quali gli abitanti e i numerosi visitatori consumano pietanze tradizionali e vino locale intonando canti popolari, fino a quando si spegne l’ultimo falò.
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