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La Chiesa rupestre di S. Margherita a Melfi

La chiesa rupestre di Santa Margherita, autentico gioiello medioevale, quasi interamente affrescata, si trova alla periferia del comune di Melfi, nei pressi del cimitero della città.

Scavata nel tufo vulcanico, ai piedi di una rupe, si trova oggi purtroppo al disotto di una strada di grande traffico da cui provengono in parte le infiltrazioni di acqua piovana. L’ingresso ampio, a sesto acuto, introduce nell’unica navata divisa in due moduli, coperte da crociere a sesto acuto. La navata è fiancheggiata da quattro cappelle laterali di diversa profondità, tutte con volta a botte.

Fra gli affreschi, che la ricoprono per la quasi totalità delle pareti, è presente il "monito dei morti ai vivi" che rappresenta l’inizio di tale raffigurazione in Italia ed insieme presenta, secondo una recente ed autorevole interpretazione (dr. Pasquale Capaldo) l’immagine di Federico II falconiere.
 
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Sulla parete absidale si trova l’immagine di Santa Margherita, disposta al centro di due tabelloni a riquadri, quattro per parte, che narrano la storia della vita della Santa che indossa una ricca veste gotica alla francese.
Sull’arcone absidale spiccano i simboli degli Evangelisti, racchiusi entro cerchi vivacemente tinteggiati. Lateralmente, sempre nell’arcone absidale sono individuabili le figure di San Pietro, San Paolo e San Nicola.

Sulla parete sinistra della navata si trovano le immagini ieratiche di Santa Lucia e di Santa Caterina d’Alessandria, mentre sulla parete destra e nella cappella a destra dell’ingresso sono raffigurate le scene dei martirii di San Lorenzo, di Santo Stefano e di Sant’Andrea.

Nella cappella a sinistra dell’ingresso, dedicata a S. Michele, si trovano gli affreschi di Cristo in trono, dello stesso S. Michele Arcangelo, di una Madonna in trono col Bambino ed infine il Contrasto dei vivi e dei morti, che tanto interesse ha suscitato negli studiosi.

Le rappresentazioni del Contrasto dei Vivi e dei Morti, del martirio di Sant’Andrea e del martirio di San Lorenzo, sono tra le più importanti del vasto ciclo pittorico esistente. In particolare nella prima scena, quella del Contrasto dei Vivi e dei Morti, emerge con chiarezza la figura di Federico II che tiene sulla mano inguantata un falcone variopinto.
Gli affreschi possono essere collocati nel periodo che va dal XIII al XIV sec. e richiamano con ogni evidenza schemi figurativi del periodo post-svevo legati stilisticamente a caratteri propri della cultura meridionale.

Nel passato, anche recente, la cripta ha subito una serie di interventi di restauro preceduti da tentativi di protezione dalle acque di infiltrazione. Obiettivo dell’attuale iniziativa di restauro è stato quello di completare l’intervento di tutela, conservazione, valorizzando il più rappresentativo esempio di arte pittorica rupestre della zona del Vulture.

Anche per la chiesa di Santa Margherita si è seguito il protocollo operativo utilizzato per il restauro della Cripta del Peccato Originale e dunque, dopo le necessarie indagini diagnostiche, si è provveduto a realizzare opere di difesa dall’umidità, la pulizia e il fissaggio delle superfici pittoriche, la sistemazione della pavimentazione interna e dell’area esterna antistante, la revisione dell’impianto di illuminazione interno, con l’impiego di un sistema a fibre ottiche.
La visita allo straordinario oratorio rupestre avverrà con l’ausilio di una voce narrante e con il fascinoso rapporto di musiche e luci.

La chiesa sarà aperta alla pubblica fruizione con il nuovo sistema di visita entro la fine del 2011.

Testo a cura della Fondazione Zétema - Matera
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