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La Basilicata di Federico Valicenti

  19/02/2009
Mentre l’economia globale tende a stritolare le diversità omogeneizzandole, rendendo tutto uguale e asettico, inodore, insapore, la Basilicata del cibo e delle tradizioni si ritaglia uno spazio nell’economia della memoria e della cultura.

Auguri!
Auguri ad una Basilicata fatta di uomini e donne, consapevoli che il cibo crea legami e desideri nella vita dei propri paesi e che non si può far finta che non sia vero.
E’ un corpus culturale immenso che non vuole più essere sottovalutato, che va stimolato e preservato.
Il cibo lucano è la storia, la tradizione, l’artigianato, la cultura del territorio, degli oggetti. Chi non ha memoria di se stesso, della sua cultura non se ne cura, si lascia morire, deperire e getta via come se fosse un fardello.

Chi invece si affida il compito di salvare e mantenere viva la cultura della diversità deve avere la possibilità di realizzare il presidio della memoria, nel proprio luogo, nella propria comunità.
Scrivere la storia e le storie, del cibo e delle persone che hanno contribuito a caratterizzare un prodotto, una tradizione, valorizzando anche ambiti differenti come la musica, le tradizioni orali, la piccola editoria, le architetture locali.

Strettamente correlata alla memoria e alla ricerca, la piccola economia locale interseca tra loro la musica, i miti e i riti, le manualità, i modi di costruire, di sopravvivere e di raccontarsi, le coltivazioni e le trasformazioni, la distribuzione e il consumo del cibo creando una rete.
Solo all’interno di un economia locale, che fa sistema ci si può sentire attori-produttori, realizzatori e conoscitori di prodotti, sostenitori di diversità.
Creare una rete per contribuire ad arricchire i territori, preservarli da scempi architettonici, culturali, ecologici.

Fare sistema per incanalare processi produttivi per sprigionare energia dando impulso all’economia, valorizzando in tutto e per tutto le risorse umane del territorio.
Una rete-sistema dove sostenibilità non significa solo guardare il mondo rurale ma incontrare anche le piccole città con le sue capacità i suoi valori, la sua generosità.
Dove i vari soggetti che la compongono sono in contatto tra di loro, costantemente, comunicano e sono disposti ad aiutarsi con la convinzione che la forza delle idee cambia il mondo.
Claudio Lolli alla fine degli anni settanta in una splendida canzone, invitava l’uomo a riappropriarsi di quello che stava perdendo: il contatto con la natura, le visioni, il cibo.
Riprendiamoci la terra, la luna e l’abbondanza.
Ed è un augurio al mondo intero.

Riprendiamoci la terra. La Madre Terra che ci alleva e accoglie, che nutre e ci fa crescere.
Vogliamo la terra con un futuro lungo e radioso, rispettata, che si mette al servizio della cultura fatta da uomini e donne con l’orgoglio dell’appartenenza e del rispetto del cibo che produce.
Vogliamo l’abbondanza, con pari dignità per tutti, soprattutto per chi produce e lavora la terra, che possa vivere degnamente e contribuire a costruire un nuovo sistema .
Vogliamo la luna, per poter pensare in grande senza limiti, non ci fa paura l’utopia, non ci spaventano i cambiamenti virtuosi che possa fare la storia, non ci spaventa lavorare affinché questo avvenga.
Affinché il piacere diventi un diritto universale, perché il piacere sia anche di stare bene su un pianeta in salute.

Continuiamo questo splendido viaggio in Terra di Basilicata, con il coraggio e la consapevolezza di cercare un mondo migliore, con costante evoluzione rispetto a dove ci troviamo, cosa e con chi mangiamo.

Federico Valicenti
 
Federico Valicenti
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Chef
Consulente enogastronomico

Ristorante Luna Rossa
Via Marconi 18
Terranova del Pollino (PZ)

Tel. 0973 93254

>> www.federicovalicenti.it
 
www.basilicatanet.com  
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